Innanzitutto Buon Anno a tutti!
In questo articolo apparso su Agenda Digitale, il fatto che si sia riconosciuto uno status specifico (o speciale) per le startup è un grande passo verso la rimessa in moto dell’economia italiana.
Gianluca Dettori però pone l’accento su la mancanza di risorse facendo ricadere la colpa sull’assenza (o diciamo il disinteresse) degli investitori istituzionali italiani.
Sono parzialmente d’accordo con questo punto. Per me gli investimenti non sono il problema principale. Il problema è legato alla dinamica dell’imprenditoria italiana (ed europea) che rimane piuttosto speculativo che esplorativo.
Una startup, ovvero la fase iniziale dello sviluppo di un’impresa, deve permettere ai fondatori di esplorare il mercato e di capire quale direzione prendere. Per fare in modo che questo accada, bisogna garantire alle startup agilità innanzitutto. Ovvero, poter bypassare la burocrazia ed essere riconosciuti come entità giuridica (per poter vendere e creare partnerships) senza troppe complicazioni.
Per esempio, in Svizzera si può cominciare ad operare come una startup senza dover essere registrati formalmente alla camera di commercio e senza partita IVA. Basta una partnership di fatto e gli eventuali utili di esercizio vengono conteggiati nella dichiarazione dei redditi delle persone fisiche. Ovviamente si è responsabili con il patrimonio personale, ma per una startup questo non è essenziale dal momento che lo scopo è quello di esplorare opportunità e non far funzionare una vera e propria azienda.
Immaginate una cosa del genere in Italia?
Per me è un problema di prospettiva. Le startup non sono “piccole aziende”. Sono una cosa a parte. Fanno una cosa diversa rispetto ad un’azienda consolidata. Ricercano!
E poi, questa ossessione dei capitali. Si certo, ci sono startup che hanno bisogno di grossi capitali iniziali per sviluppare la tecnologia. Ma questi casi sono rari. Tipicamente le startup a grosso contenuto tecnologico sono delle spin off universitarie dove il grosso dello sviluppo é già stato fatto in seno a progetti di ricerca.
Nella maggior parte dei casi, le startup hanno soltanto di capire qual’é la loro Value Proposition e per quale segmento di mercato è appropriata. Non è una questione di risorse. E’ una questione di metodo. Anche perché gli investitori i soldi li danno per implementare un piano d’affari, non per scoprire in quale direzione andare.
Bisogna assolutamente interrompere questo circolo vizioso: fin a quando non trovo i capitali non parto e se non parto con qualcosa i capitali non arrivano.
Bisogna partire con qualcosa e farla evolvere verso un modello d’affari che gli investitori trovano promettente sulla base di risultati tangibili (magari su scala ridotta). Credo che questa sia la chiave per sbloccare questo empasse.
Cosa ne pensate?